Cina, quando lavorare è un Inferno: gli scandali delle fabbriche di Foxconn

La Cina negli ultimi decenni si è sempre più affermata come potenza indiscussa nel mercato economico mondiale, conoscendo uno sviluppo economico senza precedenti, apportando al Paese nuova linfa per accelerare quella che viene chiamata l’attuale modernità.

Ovviamente è inutile nascondersi dietro un dito: tutto ciò, specie per una nazione priva di diritti umani e di democrazia come la Cina (assoggettata ormai da un turbo-capitalismo che frantuma ogni residuo di valore umano a favore della ricerca di ricchezza materiale e monetaria) ha un prezzo molto salato: da anni sono note le condizioni tragiche che milioni di operai cinesi e onesti lavoratori in cerca di una modesta paga devono sopportare per adeguarsi agli “standard” imposti da tale mercato del lavoro.

Le inchieste svolte sono numerose, e tutte giungono a poche, certe conclusioni: in Cina di lavoro ci si ammala e si muore, in un immenso tritacarne che, anno dopo anno, miete migliaia di vittime innocenti.

Tra le più celebri aziende coinvolte in questo genere di scandali spicca Foxconn, nota per produrre apparecchiature elettroniche per molte compagnie di fama internazionale, prime tra tutte Apple e Samsung, le quali non hanno perso assolutamente occasione di investire una parte consistente del proprio business in questa precisa regione del mondo, per ottenere e sfruttare a proprio vantaggio l’enorme forza lavoro presente, da un lato, e la totale mancanza di diritti dei lavoratori e della persona umana, dall’altro.

Le testimonianze fanno accapponare la pelle: suicidi sul lavoro dovuti all’enorme mole di stress (a tal punto che per tamponare il problema sono state allestite attorno alle fabbriche reti anti-suicidio), morti bianche dovute alla scarsa cura della tutela della sicurezza dei lavoratori, nonché malattie gravi e incidenti dovuti in diversi casi all’emissione di sostanze nocive negli stessi ambienti lavorativi. Il tutto condito da retribuzioni piuttosto misere.

Il ricorso alla giustizia, secondo le testimonianze dei cittadini cinesi coinvolti in queste tragedie, è spesso inefficiente o, nel peggiore dei casi, totalmente inutile. Le autorità governative, anzi, spesso cercano di occultare o minimizzare l’impatto negativo di questi eventi agli occhi dell’opinione pubblica, in qualche caso intervenendo e punendo chiunque ne parli con giornalisti e investigatori stranieri, come nel caso di China Labor Watch.

Un totale Inferno, interamente legalizzato in Cina. Di fronte a certe realtà c’è da domandarsi se una delle nazioni attualmente più avanzate sul piano economico, in nome del progresso e dello sviluppo materiale, come faccia a scendere a questi compromessi senza tener conto del tessuto sociale umano di cui è composta. La cosa più spaventosa e squallida, d’altro canto, è che in questo Inferno, a mangiarci con voracità per proprio tornaconto ci sono anche compagnie multi-miliardarie occidentalissime come Apple. Questo è decisamente il lato oscuro di quella cosa che chiamiamo globalizzazione.

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